Viaggio lento: L’ABC dello slow travel

Viaggio lento: tutto ciò che c'è da sapere 

Com'è di moda dire oggi, nessuno nasce "imparato”: anche per diventare un bravo viaggiatore “slow travel” (viaggio lento) è necessario apprendere alcune semplici regole e poiché si è da non molto concluso il Salone del Camper di Parma, quale occasione migliore per cogliere i suggerimenti di chi ha fatto di tale veicolo la ragione di vita e ci elargisce i seguenti consigli?
Prima di tutto bisogna decidere come personalizzare lo “slow travel”; non tutti i viaggiatori sono uguali e, pur mantenendo inalterato il concetto di base, ci sono diverse sfumature da considerare.
Come standard “rule of thumb” (la famosa “regola del pollice“, che indica un linea guida o un principio frutto dell’esperienza diretta) direi che il viaggio, oltre ad includere visite approfondite, deve anche contenere la scoperta della cucina e delle tradizioni locali; quindi è necessario programmare soste in agriturismi per provare ricette del posto, acquisti a chilometri zero in fattorie, malghe e piccole realtà produttive o, addirittura, effettuare un percorso “nature bathing”, magari con una camminata a piedi nudi in mezzo alle vigne, scoprendo assieme ai vignaioli tutti i segreti delle viti e concludendol’esperienza in cantina per una degustazione di vini di qualità abbinati ai prodotti del territorio.
Molte aziende locali hanno intuito il potenziale del viaggio lento ed organizzano pic nic per far assaggiare vini o birre artigianali, coinvolgendo anche gli ospiti più giovani in laboratori di cucina allo scopo di farli entrare in contatto con le tradizioni culinarie della regione.
Non tutti i camperisti, però, amano cucinare ed in fondo la vacanza deve anche essere sinonimo di riposo, riducendo quindi al minimo le incombenze quotidiane. A queste persone vengono in aiuto gli acquisti a chilometro zero con prodotti che possono essere mangiati anche senza essere cucinati. Olio, vino, formaggi, ortaggi, salumi, conserve, sott’oli e frutta sono solo alcuni degli alimenti reperibili presso i produttori locali che si possono assumere senza l’onere della cottura.
La struttura di sosta è inoltre importante per il successo del viaggio lento; e, fermo restando il concetto che deve essere ciò che s’intende fare o visitare a determinarla e non viceversa, un agricampeggio appare la soluzione ideale per una “full immersion” a 360 gradi nella natura. Ci si sveglia al mattino in luoghi bucolici, circondati dalla vita di campagna, pronti a gustare una colazione sana a base di pane, formaggio, latte, burro e marmellata, tutti prodotti in loco dai gestori della struttura. L’esperienza di aprire una finestra del nostro veicolo e cogliere un frutto direttamente dall’albero è impagabile.
Tra gli amanti dello “slow travel” ci sono anche persone cui piace cucinare e questo non sminuisce assolutamente il piacere del viaggio, anzi.Lo so: gli spazi ridotti e le attrezzature minimali potrebbero spaventare qualcuno; tuttavia, i nove chef che hanno effettuato dimostrazioni di “show cooking” durante i giorni della fiera, dovrebbero aver eliminato questo timore, insegnando agli intervenuti come realizzare ricette semplici e sfiziose, a base di prodotti locali.
Come si sarà appreso dalle sessioni culinarie, per preparare buoni piatti bastano pochi attrezzi, ma devono essere giusti. Evitiamo quindi di spostare sul camper la cucina di casa: sono sufficienti un tagliere, un paio di coltelli, una pentola grande per la pasta, una più piccola per il sugo, lo scolapasta, meglio se incorporato nella pentola o in silicone, soluzioni decisamente salvaspazio. Queste poche righe rivelano la mia genuina anima italiana.
Non dimentichiamo le stoviglie che, da buoni camperisti, devono essere assolutamente “green”: da mettere quindi al bando quelle “usa e getta” e, per ragioni di peso, la ceramica. La scelta migliore appare la melamina che, per i raffinati, esiste anche in soluzioni molto eleganti, abbinabili perfettamente con tovaglie o tovagliette all’americana, a loro volta rigorosamente di stoffa... Noblesse obblige...
La microfibra è invece richiesta per strofinacci e asciugamani: occupa poco spazio e si asciuga in fretta.
Non dimentichiamo che, se anche ridotta al minimo essenziale, la cucina di ogni veicolo ricreazionale è studiata nei minimi particolari ed organizzata in modo che sia versatile e adatta sia a chi ne fa un uso saltuario come a chi ha aspirazioni da chef stellato.
Qualsiasi sia l’aspirazione del master di cucina, bisogna tener conto che il veicolo ha evidenti limitazioni di peso, quindi non si deve esagerare con la cambusa.
Abbiamo visto che un viaggio lento mette a disposizione diversi prodotti del territorio e quindi non serve sovraccaricare in partenza la cambusa come si fosse in procinto di affrontare una traversata atlantica senza scalo.
Sono solo cinque gli ingredienti essenziali da portarsi da casa per le tappe di spostamento, quando non è possibile fare rifornimento: zucchero, sale, olio, ma giusto il quantitativo per le emergenze, aceto, la personale miscela di caffè; io, da piemontese doc, aggiungo sempre anche una buona bottiglia di vino.
Tutto il resto, per i motivi spiegati in precedenza, va acquistato sul territorio, incluse le bottiglie di acqua minerale che, se portate da casa, non fanno altro che occupare spazio e aumentare il peso. Finora ho attinto a piene mani dai ragionamenti degli esperti della Fiera del Camper di Parma, ma vorrei aggiungere anche qualcosa di personale, sinora non presa in considerazione: i consumi. Limitarli è un “must” per tutti noi amanti del plein air e non solo perché sui nostri mezzi abbiamo un’autonomia limitata: ce lo richiede il nostro Pianeta, che in questo momento sta affrontando delle emergenze climatiche che non permettono sperperi. 
Sprecare le risorse energetiche ed alimentari senza ritegno, qualsiasi siano le fonti di approvvigionamento, è una cattiva abitudine e un insulto alla madre Terra e alla popolazione intera. Concludendo, si può tranquillamente affermare che lo “slow travel” oltre ad essere un modo di viaggiare, è anche una condizione mentale; se si vuole acquisirne appieno la filosofia, bisogna uscire dai pregiudizi e dalle abitudini che cui la vita quotidiana ci costringe.
Per riuscirci, in fondo, basta poco: è come smettere di fumare. Finché non si entra nel giusto ordine d’idee appare un’impresa impossibile; ma appena si acquisisce consapevolezza dell’assurdità del fumo, farne a meno diventa facilissimo.