Quattro passi nelle Terre di Siena

Preparando il vr per un viaggio in terra di Siena, meglio aggiungere al bagaglio anche un paio di scarpe comode per camminare. Certo, non i rudi scarponi da montagna ma un bel paio di robuste scarpe che possano accompagnarci lungo la via. Non ci avete mai pensato? In fondo, il territorio senese è al centro di una serie di cammini storici a lunga percorrenza: gli antichi pellegrini che volevano raggiungere Roma e che provenivano dal nord Italia o dall’Europa, volenti o nolenti, da qui dovevano passare. Ed ecco allora, ancora utilizzata, la Via Francigena. Un percorso antico poiché viene fatto risalire nientemeno che a Sigerico, l’arcivescovo di Canterbury che nel 990 compì il viaggio fino a Roma, riportando in un diario le ottanta tappe necessarie. Una vera e propria guida Lonely Planet ante-litteram! Nel territorio di Siena, la Via Francigena attraversa San Gimignano, Monteriggioni, Siena, Monteroni d’Arbia, Buonconvento, San Quirico d’Orcia e Radicofani, per 120 chilometri di colline e paesaggi bucolici. Oltre a questo, certo il più noto dei Cammini, il senese è attraversato anche dalla Via Lauretana, tracciato che ricalca l’antica via etrusco-romana recuperata di recente e che in 115 chilometri fa abbandonare la Via Francigena a Siena per attraversare Asciano, Sinalunga, Torrita di Siena, Montepulciano, Valliano e Cortona per poi proseguire in Umbria e Marche e arrivare alla Santa Casa di Loreto. Ma se i Cammini storici, per quanto affascinanti, richiedono tempi lunghi e preparazione fisica, e vanno affrontati con sincera volontà, questo non vuol dire che si debba rinunciare ad una bella escursione di un mezza giornata, o di un giorno intero, attraversando a piedi un paesaggio davvero unico, rilassante. Perché è durante un cammino lento che le cose assumono un gusto speciale e restano maggiormente impresse. Ammirare gli alti cipressi che svettano sul filo del crinale, con la luce che crea riflessi magici mentre la brezza leggera fa ondeggiare le erbe verdi portando a noi i profumi di un mondo antico e nel contempo moderno, diventa un’esperienza unica e impagabile!

VAL D’ORCIA: LUNGO LA VIA FRANCIGENA

Dati: sola andata: dislivello +150 metri -350 metri - distanza 6 km - tempo di percorrenza 2h

La prima proposta non può che essere di seguire un tratto della storica Via Francigena; chissà che dopo questo assaggio non venga voglia di percorrerla poi tutta, una volta o l’altra. La partenza è da Castiglione d’Orcia per arrivare all’affascinate Bagno Vignoni dopo esser passati da borghi e fortezze medioevali, coltivazioni ad ulivi e sorgenti termali. Si comincia dal centro storico di Castiglione d’Orcia (500 m/slm), caratterizzato da stradine selciate dominate dai resti della Rocca Aldobrandesca, passando per l’interessante piazza Vecchietta, che non è dedicata ad una anziana signora, bensì al pittore del Quattrocento Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, che si dice fosse nativo proprio di Castiglione d’Orcia. La bella piazza selciata è dominata al centro da un pozzo del 1618 e attorno gli edifici di pietra, tra cui la Sala d’Arte San Giovanni che custodisce dipinti Quattro-Cinquecenteschi, riportano indietro nel tempo. La stretta via Aldobrandeschi porta in discesa attraversando altri scorci suggestivi per poi arrivare sulla più moderna via Roma. La si segue per un po’, per abbandonarla verso sinistra per via della Rocca (cartello marrone “Rocca d’Orcia”), dritti verso la mole della Rocca di Tentennano che si raggiunge con un breve tratto di asfalto. Superata la trecentesca torre, visitabile da aprile a dicembre (www. museisenesi.org), si arriva tra panorami grandiosi al delizioso borgo di Rocca d’Orcia, minuscolo paesino d’impianto medioevale e con la piazza principale dominata da una enorme cisterna d’origine medioevale. In discesa si abbandona il borgo attraverso l’arco dell’antica porta e perdendo quota si arriva nei pressi di una chiesa isolata. Si va ora a sinistra, sempre in discesa, e al primo bivio si tiene la destra abbandonando l’asfalto per una sterrata che passando tra le coltivazioni di ulivi porta sulla SP323. Attraversata la provinciale per prendere la stradina proprio di fronte (cartello “Via Francigena”) si scende leggermente con il grandioso panorama della Val d’Orcia di fronte. Da questo punto si seguono i segni bianco/rossi e i cartelli marroni della Via Francigena (a piedi, perché ci sono anche quelli per le vetture…) che portano a calpestare sterrate e tracce erbose attraversando uliveti e campi aperti, tratti boscosi e filari di cipressi fino ad arrivare al fiume Orcia che si attraversa con un lungo ponte (250 m/slm). Appena oltre, si devia a sinistra (cartello “Parco dei Mulini”) percorrendo un sentiero graduale che porta alla base della parete calcarea, nei pressi delle antiche Terme Romane. Il sentiero sale poi lungo la bianca parete, aiutato anche da gradini, e si sbuca, un po’ a sorpresa, su una spianata rocciosa liscia solcata da canaletti in cui scorre l’acqua termale calda (provare per credere!) e dove un tempo sorgeva un articolato sistema di mulini (310 m/slm). Alle spalle di questa curiosa zona, via del Gorello porta rapidamente in pieno centro di Bagno Vignoni. No, nessuna ampia piazza qui, ma solo stradelle, slarghi dall’aria provenzale e, soprattutto, l’ampia vasca di acqua calda gorgogliante che è la cartolina di questo borgo e che, quando l’aria è fresca, diventa fumante, su cui si affacciano edifici in tufo ed il Loggiato di Santa Caterina che, si dice, abbia usufruito dei benefici delle terme. Una vasca che a partire dal Cinquecento ha raccolto l’acqua di una più antica sorgente (usata già in epoca etrusca) dato per secoli sollievo ai viandanti e ai pellegrini e che, anche se oggi non è più possibile immergervisi, mantiene sempre il medesimo fascino. Una volta riposati, si ritorna ripercorrendo la medesima via dell’andata o, in alternativa, utilizzando la linea di bus dalla fermata Bagno Vignoni Centro, linee 52A (direzione Arcidosso) o 54A (direzione Abbadia SS), fermata Castiglione d’Orcia Mondo Nuovo.

www.comune.castiglionedorcia.siena.it

www.comunesanquirico.it

VAL MERSE: DA MONTICIANO A SAN GALGANO

Dati totali: dislivello 200 metri - distanza 7,5 km - tempo di percorrenza 3h (escluse le visite)

Altra proposta porta ad arrivare ad un classico punto turistico del senese… ma arrivandoci a piedi, come potevano fare un tempo i pellegrini. Stiamo parlando dell’abbazia di San Galgano e dell’eremo di Montesiepi, località particolarmente suggestive già di suo: ma arrivarci attraversando boschi e fiume saprà renderli particolarmente emozionanti. La partenza è da Monticiano, parcheggiando presso gli impianti sportivi di via Martiri di Scalvaia (360 m/slm). Superando le scuole si prende la via a destra (cartello marrone pedonale “San Galgano”) che inizialmente asfaltata e poi sterrata allontana dal concentrico portando tra i campi. Ad un bivio nei pressi di una pista di allenamento per i cavalli si deve prendere a sinistra. È vero, un cartello “San Galgano” indica anche a destra ma, poiché si tratta di un percorso ad anello, per il momento si va a sinistra (segni bianco/rossi M4”) poiché si tornerà poi dalla parte opposta. La strada bianca punta verso un edificio ma prima di raggiungerlo si devia a destra (rustico cartello su un tronco) attraversando i prati aperti. Al termine della strada si va a sinistra e quasi subito si gira a destra (cartello), inoltrandosi in un tratto boscoso che in leggera salita porta tra alti pini. Occhi aperti: bisogna seguire i segni bianchi/rossi che guidano il cammino ai bivi. Quando la strada curva nettamente a destra si è toccata la quota massima (400 m/slm) ed è ora di scendere. Pochi passi e i cartelli fanno andare a sinistra, e ai due bivi seguenti si gira sempre a sinistra perdendo sempre metri di dislivello. Giunti su una strada più grande, alzate gli occhi: se la vegetazione lo permette, vi apparirà alla vista la meta, San Galgano. Dopo un lungo tratto di sterrata la si abbandona per andare ora a sinistra attraversando un bosco di roverelle che portano ad una ulteriore strada: per ora si va a sinistra (cartello “passerella”), ma memorizzate questo punto perché al ritorno si prenderà poi dritti, compiendo l’anello. Per il momento, però, si va a sinistra arrivando sulle rive del fiume Merse che si potrebbe attraversare con una passerella (270 m/ slm). Il condizionale è d’obbligo: la passerella viene predisposta solo nei mesi estivi poiché le piene del fiume, in inverno, la portano regolarmente via e purtroppo a volte capita che il ripristino tardi. Se si effettua l’escursione in estate o in autunno non dovrebbero esserci comunque problemi, poiché il livello è abbastanza basso ed il fondo è predisposto per un guado trattorabile. Nel dubbio, si consiglia di partire con un paio di sandali di gomma ed un asciugamano, così da poter passare comunque. Una volta al di là si tiene la destra per poi prendere a sinistra una stradina di campagna che attraversando i campi di grano porta ad una sterrata: a destra si vede in cima al dosso l’Eremo di Montesiepi, a sinistra appare in basso l’abbazia di San Galgano, e ciascuno può scegliere con quale ordine visitarli. Galgano, nato attorno al 1150, apparteneva alla piccola nobiltà e da giovane e avvenente cavaliere diventò eremita in quel di Montesiepi, piantando simbolicamente la propria spada nel terreno e dando vita ad una comunità monastica. Morto nel 1181, sulla sua tomba si svolsero da subito pellegrinaggi e miracoli tanto che venne canonizzato pochi anni dopo. L’Eremo di Montesiepi sorge dal 1181 sul luogo dove sorgeva la capanna in cui visse San Galgano ed è nota soprattutto per spada tuttora infissa nella roccia (ricorda qualcosa?). La grande abbazia è più tarda, risale alla fine del Duecento e visse un periodo di grande splendore, per poi cadere lentamente in declino a partire dal Quattrocento. Nel 1781 crollarono le volte e ancora oggi si presenta senza tetto. Una situazione che, anziché indebolirne lo spirito, la rese particolarmente suggestiva ed emozionante. Dopo le dovute visite, si ritorna per la medesima via al guado e all’ultimo bivio. Da qui si prende ora a sinistra (cartello “Monticiano-Percorso di Bosco MR4”) e seguendo i segni blu/arancio si sale lentamente nel fitto del bosco di roverelle che portano all’ampia sterrata che a sua volta accompagna poi tra pascoli e coltivazioni arrivando al bivio già incontrato all’andata, nei pressi della pista di allenamento dei cavalli. Da questo punto si ripercorre la medesima via fatta all’andata tornando al punto di partenza.

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SIENA URBAN TREK

Ebbene sì: se anche in città è possibile effettuare un “trekking”, in particolare Siena si presta bene, vuoi per il centro interamente pedonale, vuoi per la tipologia di vie e piazzette. Ecco perché è nato il “trekking urbano”. Bella scoperta, si dirà, ma pensateci: quante persone si muovono a piedi all’interno di un’area urbana? E nello specifico di Siena: quanti dei turisti che la affollano vanno oltre la zona Duomo-Campo? Il trekking urbano si prefigge di promuovere un turismo diverso, portando al di fuori dei circuiti più classici e facendo scoprire angoli sconosciuti ai più camminando, tranquillamente, per una mezza giornata o una giornata intera. Sono diversi i Trekking Urbani proposti da Siena: “Alla scoperta di panorami mozzafiato” porta a seguire la Via Francigena che attraversa l’intera città sentendosi un po’ come pellegrini, senza per questo dover fare davvero tutti i mille chilometri che separano Roma dal Colle del Gran San Bernardo. Tra torri, giardini nascosti con panorami a sorpresa, ci si muove in una Siena dal forte sapore medievale, toccando l’estremo nord della zona Camollia fino a Piazza del Campo (lunghezza totale 10 km). “Vicoli e giardini all’ombra della Torre” si concentra soprattutto sui giardini e sulle dimore dei rioni popolari, senza disdegnare archi e palazzi. Copre la zona che da Piazza del Campo porta all’Orto dei Pecci e alla zona sud-est della città (lunghezza totale 6 km). “Tra arte e natura” vuol essere un vero viaggio dai dipinti dorati al verde della campagna aperta, fusione tra arte e paesaggio che nel senese spesso trova la sua sublimazione. Partendo dal Duomo fa percorrere la parte occidentale della città per poi tornare verso Piazza del Campo (lunghezza totale 7 km). Storia, arte, paesaggio… per i più piccoli si è invece pensato soprattutto al gioco con il trekking “Per giovani esploratori”, una Siena segreta con parchi giochi, musei, fontane e storie su personaggi curiosi per una specie di caccia al tesoro che da Piazza del Campo porta fino alla Fortezza a nord e fino all’Orto dei Pecci a sud (lunghezza totale 12 km). Va da sé che il centro vero e proprio è toccato da ogni itinerario proposto, e una visita al Complesso del Duomo è immancabile, come la salita al Facciatone da cui si apre una strepitosa vista a volo d’uccello sui tetti, mentre esplorare i numerosi piani del complesso di Santa Maria della Scala riporta in pieno medioevo poiché questo edificio era un antico ospedale che accoglieva pellegrini, malati e orfani.

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CRETE SENESI: L’ANELLO DELLE BIANCANE… CON ARTISTICA SORPRESA

Dati totali: dislivello 100 metri - distanza 6 km - tempo di percorrenza 2h

Non si può mancare una passeggiata facile tra i meravigliosi paesaggi delle Crete Senesi: cosa è meglio che percorrere le Biancane di Leonina? Si ha modo, così, di apprezzare una tratto della Via Lauretana, oltre che avere una piccola sorpresa di cui parleremo dopo… La partenza è all’inizio di Via Leonina (Asciano), dove si trova a fianco della strada uno slargo abbastanza ampio (185 m/slm). Ci si incammina seguendo il filare di cipressi (cartello “Anello delle Biancane di Leonina”) per poi prendere la strada bianca a sinistra (cartello). Attraverso ampi campi si cammina in salita graduale puntando verso il filare di cipressi che segue il crinale della collina. Si prende quindi a destra (cartello) affrontando uno strappetto ripido, così da arrivare sul crinale che sovrasta le Biancane. Il panorama è grandioso da entrambi i lati, con coltivazioni a perdita d’occhio, filari di cipressi e casolari sparsi, intervallati da piccoli laghetti. La salita ora è lieve e si giunge abbastanza rapidamente alla zona delle Biancane vere e proprie, rilievi a forma di cupola dal caratteristico colore bianco che spicca contro il verde dei prati circostanti (230 m/slm). Si è arrivati al punto più alto e la pista, dopo un ulteriore tratto pianeggiante, devia decisamente a destra cominciando a scendere leggermente, arrivando ad una strada sterrata. La si prende verso sinistra, arrivando in pochi passi ad una vera sorpresa: il Site Transitoire, una “finestra” di pietra ed un sedile, opera dell’artista francese Jean-Paul Philippe. Perché “transitorio”? Perché solo durante il solstizio d’estate il sole tramonta esattamente nel vano della finestra, uno spettacolo da ammirare stando comodamente seduti sul sedile... uno spettacolo unico, dalla durata effimera. Tornati poi indietro fino all’ultimo bivio, si continua sulla sterrata in discesa superando gli edifici della località Leonina e seguendo il viale che riporta al punto di partenza.

GLI AUTORI

Annalisa Porporato e Franco Voglino sono Travel writer della provincia di Torino, appassionati trekkers, fotografi e collaboratori di riviste di escursionismo, viaggi e magazine con tematiche family friendly. Hanno mappato e sviluppato percorsi a piedi per numerosi enti del turismo. Da sempre viaggiano in modo autonomo vivendo i ritmi lenti del cammino, così da avere il tempo di crearsi un sogno. Passione che si è concretiz - zata nella stesura di numerose guide escursionistiche con vari editori. Ultimamente si stanno occupando di percorsi Benessere e Forest bathing nelle regioni e parchi d’Italia.