Incanti d’arte e creature mostruose

Incanti d’arte e creature mostruose

I giardini sono da sempre luoghi di bellezza e fascino con una forte valenza simbolica: basti pensare al Giardino dell’Eden o al concetto orientale del giardino che favorisce l’equilibrio e l’incontro tra uomo e natura. Ma negli ultimi tempi sono diventati anche ambite mete turistiche per chi si sente particolarmente legato all’ambiente: un circuito da otto milioni di visitatori l’anno che vogliono godersi la vita vegetale. Luogo di gioco e meditazione, il giardino è uno spazio privilegiato dove isolarsi dal caos e trovare un po’ di respiro durante le giornate estive. In Italia ne esistono moltissimi, ma ce ne sono alcuni davvero particolari, dove ci si può immergere nella botanica, certo, ma anche nella storia, nell’arte e nella magia. Ne sono un esempio il Giardino di Daniel Spoerri, ideatore della Eat Art, e il Giardino dei Mostri a Bomarzo. Distanti tra loro circa 120 chilometri, offrono una buona scusa per una fuga primaverile ed estiva.

GIARDINO DI DANIEL SPOERRI: ARTE E NATURA

Aperto al pubblico nel 1997, è alle pendici del Monte Amiata, a circa sessanta chilometri a sud di Siena. Le mappe antiche definivano questo luogo “Paradiso”, forse per il clima mite ma anche per la posizione privilegiata, in cima a una collina. Daniel Spoerri, eclettico artista svizzero di origine romena, qui volle allestire un’area campestre di sedici ettari con opere d’arte contemporanea, avvalendosi del contributo di importanti artisti come Eva Aeppli, Arman, Erik Dietman e Jean Tiguely. La vegetazione lasciata per lo più allo stato selvag - gio (a eccezione dei sentieri) è parte integrante del progetto: lungo il percorso, infatti, bisogna aguzzare gli occhi per scorgere le creazioni più piccole e curiose. Le installazioni più scenografiche sono certamente la Chambre n.13, i giganteschi suonatori di tamburi seguiti da 160 oche e altre figure misteriose come draghi sputafuoco, nani e guerrieri, in un ricco allestimento in bilico tra sogno e realtà. Nel punto più alto del giardino, poi, c’è il labirinto, costituito da un sentiero murato lungo ben cinquecento metri, la misteriosa formazione circolare di teste equine, ideale ombelico del mondo, con vista panoramica a 360° che dalla montagna arriva fino al mare. Tutto è in armonia con l’ambiente, fatto di macchia mediterranea, olivi e castagni. Un luogo alchemico, dove interrogarsi sul ruolo dell’Uomo sulla Terra e dove mettere alla prova tutti i cinque sensi. La visita parte dal piccolo borgo adiacente al parcheggio e dura circa tre ore; di fronte alla biglietteria c’è anche un ristorante dove provare le specialità della cucina toscana. E se avrete la fortuna di incontrare Spoerri in persona, concedetevi del tempo per una conversazione ad alto contenuto di bellezza.

IL PARCO DEI MOSTRI DI BOMARZO

Tanti nomi, un solo luogo. C’è chi lo chiama Parco dei Mostri, chi Bosco Sacro e chi ancora Villa delle Meraviglie. In ogni caso, si tratta di un parco unico nel suo genere, in provincia di Viterbo. Immaginate di addentrarvi in una foresta incan - tata dove, a un certo punto, crederete di sentir parlare gli alberi e di scorgere volti sulle cortecce. Costruito nel 1547 dalla famiglia Orsini, appartiene a un periodo di transizione tra l’oscurantismo medievale e l’era delle scienze illuminate; un momento storico in cui le simbologie si mescolavano tra natura ed esoterismo, alchimia e ricerca scientifica. Dopo la morte del Principe Orsini, nel 1585, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento fu restaurato da Giancarlo e Tina Severi Bettini, i cui corpi sono sepolti nel tempio interno al parco dalla forma classicheggiante su cui spiccano il frontone e le file di colonne doriche. Fu Salvador Dalì, nel 1948, ad aiutare i locali a capirne l’immenso valore. L’artista si innamorò del parco da cui si lasciò ispirare, così come Michelangelo Antonioni gli dedicò un famoso documentario di dieci minuti, mentre Lina Wertmuller ci girò qualche scena di un piccolo gioiello della Commedia Italiana, “Sotto sotto strapazzato da anomala passione“. Il percorso accompagna all’interno dell’oasi, dove la materia abbraccia la divinità e le suggestioni etrusche ed egizie si affiancano a figure della mitologia greca e latina.

Si possono così incontrare sfingi, ninfe, draghi, elefanti e leoni, ma anche la sempre affascinante Venere. Nella Casa Pendente, invece, si perdono equilibrio e orientamento, per poi ritrovarli sul Terrazzino, apice dell’itinerario e luogo di incontro tra mondo terreno e prospettiva divina. Ma è nella bocca dell’Orco che voci e suoni creano una realtà alternativa e insospettabile: un altro dei misteri di cui Bomarzo abbonda.

EAT ART, QUANDO IL CIBO INCONTRA L'ARTE

Mai come oggi il cibo è al centro di conversazioni e programmi televisivi, ma fu Daniel Spoerri, nel 1967, a inventare la Eat Art in quanto performance interattiva. L’artista ha da sempre una grande passione per tutto ciò che ruota intorno al cibo, utensili compresi. Con questo movimento, Spoerri intendeva avviare una riflessione critica sui principi fondamentali della nutrizione, ma anche celebrare la ritualità del pasto quotidiano. Un esploratore contemporaneo cui va il merito di avere illustrato in maniera pop l’attrazione dell’umanità nei confronti del tema cibo, osservato come interfaccia fondamentale fra arte e vita. Tra le sue tante opere, famosi sono i tableaux-pièges (letteralmente quadri-trappola) che non riguardano solo il cibo, ma tutta una costellazione di oggetti conviviali che testimoniano un ordinamento culturale e sociale della nostra vita. Le tavole verticali si trasformano quindi in opere paradossali che, mentre cercano di completare il passaggio evolutivo del cibo da atto per la sopravvivenza a un rituale staccato dalla quotidianità, finiscono per deteriorarsi davanti agli occhi degli spettatori, che si ritrovano a riflettere su cibo, arte e morte.

ESOTERISMO NEL PARCO

Negli anni sono stati fatti tanti studi intorno ai mostri di Bomarzo: secondo alcuni (in particolare l’analisi di Antonio Rocca, pubblicata in “Bomarzo. Guida al sacro bosco”), si tratta di un giardino fondato su conoscenze esoteriche e misteriche, riconducibili nello specifico all’opera “L’idea del theatro" (1550) di Giulio Camillo. Secondo Rocca, questo testo avrebbe costituito la principale fonte iconografica della creazione dell’Orsini. Tra le sue pagine, il cosmo è descritto come il dispiegarsi dell’unità divina dall’iperuranio nei sette pianeti tolemaici e nella regione sublunare della Terra, qui declinata nelle molteplici espressioni del mondo durante i sei giorni della Creazione. Vicino Orsini prese spunto dal libro del Camillo per costruire il suo Sacro Bosco, con un progetto che dovette essere chiaro sin dal principio e che, con il passare degli anni, conobbe integrazioni e ampliamenti.

“Voi che pel mondo gite errando, vaghi di veder meraviglie alte e stupende, venite qua, dove son faccie horrende, elefanti, leoni, orsi, orchi e draghi“,

si vede inciso sulla panca etrusca situata lungo l’itinerario. Nel loro viaggio di scoperta, i visitatori sono invitati a compiere un cammino iniziatico che dal punto più basso (un tempo situato in corrispondenza della Casa Pendente) si addentra nel bosco - simbolo del mondo materiale - per proseguire lungo un percorso di conoscenza e salvezza articolato su tre livelli: il mondo, la terra e l’occhio; cammino che culmina con il riconoscimento del divino in se stessi.

LA TUSCIA IN TAVOLA

La particolare posizione geografica di questo territorio, la Tuscia, crea un insieme fatto di sapori della cucina romana, profumi di quella toscana e la semplicità di quella umbra. Tra le zuppe, la più tradizionale è l’Acquacotta: composta da quattro ingredienti fondamentali - pane raffermo, verdure selvatiche, mentuccia e olio extra vergine di oliva - offre una finestra sulla vita rurale di un tempo. I primi piatti, allo stesso modo, sono molto semplici, costituiti da pasta a base di acqua e farina: ci sono i lombrichelli alla vitorchianese con finocchio selvatico ma anche il Fieno di Canepina, una sorta di tagliatelle sottili. Per condire, ragù di carne o di cinghiale e, naturalmente, una spolverata di pecorino locale. Infine, tra i piatti tipici della Tuscia rientrano anche le Bertolacce: simili per aspetto alle crêpes, sono servite arrotolate, spolverate di pecorino. Venivano mangiate nei periodi di raccolta, quando il tempo da dedicare alla cucina scarseggiava e potevano conservarsi bene in un cesto da portare con sé nei campi. Per accompagnare il tutto, dovendo scegliere tra i tanti vini DOC della zona, è ovviamente consigliato un calice di Est! Est!! Est!, vino bianco dal profumo intenso e secco al palato.

DA SAPERE PER ARRIVARE

Per arrivare: da Firenze in direzione Roma, uscita Impruneta per la SS2, verso Siena e Grosseto; dopo 60 km, a Siena sud, uscita per la SR oppure SS2 (Cassia), in direzione Buonconvento, Montalcino, Roma. Dopo 40 km su questa strada, si arriva a Bagno Vignoni e dopo 50 m si prende la strada a destra (SR323) per Castiglione d’Orcia. Dopo 14 km si arriva a Seggiano. Qui si continua sulla stessa strada, in direzione di Castel del Piano. Dopo 500 m si gira a sinistra per Pescina, campo sportivo, L’entrata al Giardino si trova dopo circa 600 m sulla sinistra, di fronte al campo sportivo.

PER LA SOSTA

Il parcheggio del Giardino è molto ampio e ombreggiato; con il camper si può sostare anche per la notte. In alternativa, c’è un’area comunale a Castel del Piano (in via Po) che dista circa sette chilometri.

INFORMAZIONI UTILI

Il Giardino di Daniel Spoerri può essere visitato da Pasqua fino a ottobre; al momento ospita 113 installazioni di 55 artisti su un territorio vasto circa 16 ettari. www.danielspoerri.org

DA SAPERE PER ARRIVARE

In camper, lungo la A1, prendere l’uscita di Attigliano, ed dirigersi in direzione di Bomarzo; o da Viterbo, per circa 20 km, percorrendo la Viterbo-Orte fino a Bomarzo.

INFORMAZIONI UTILI

www.sacrobosco.eu

PER LA SOSTA

Vicino al casello di Attigliano, appena fuori dal paese, punto sosta gratuito all’inizio della strada che porta al parco Sacro Bosco, con circa 10-12 posti su ghiaia, nessun servizio. In alternativa, a Vitorchiano (distante 12 chilometri) è presente un’area di sosta per camper comunale con carico e scarico.