Chianti | A tu per tu con il vino

Sono molti gli itinerari che portano alla scoperta dei vini toscani e ognuno è meritevole di essere percorso, sia dal punto di vista enologico sia artistico. L'itinerario che tratteremo in questo articolo riguarda la strada del Chianti dei colli fiorentini, per cui attrezziamoci con scarpe comode e non dimentichiamo i calici da degustazione.

CERTALDO

Bandiera arancione del Touring Club, è uno tra i borghi più suggestivi della Toscana. Il suo centro storico, situato nella parte alta, è raccolto entro mura su cui si aprono le tre porte di accesso: Porta Alberti, Porta al Sole e Porta al Rivellino. Contrariamente ad altri borghi medievali, Certaldo non aveva una piazza principale su cui si affacciassero i palazzi del potere religioso, militare e civile; questa funzione era però svolta dalla via Boccaccio ed è infatti proprio qui che si affacciano la chiesa, il Palazzo Pretorio e le Logge del Mercato che, anche se inglobate, sono ancora visibili tra le mura di palazzo Stiozzi Ridolfi. Le piazzette che troviamo ora non sono altro che gli orticelli che nel Medioevo servivano a sfamare la popolazione.
Il monumento più interessante è senza dubbio il Palazzo Pretorio, residenza dei conti Alberti costruita nel XII secolo e di cui sono visitabili le prigioni, la sala delle udienze, l'archivio, la cappella e gli alloggi privati dei Vicari. Anche alla chiesa di San Tommaso e Prospero, costruita agli inizi del XIII secolo, vale la pena di dedicare un po' di tempo per la visita; come vale la pena di ammirare il Museo di Arte Sacra, ospitato nell'ex convento Agostiniano, edificato nel 1400. Contiene dipinti che vanno dal XII al XVI secolo e un crocifisso ligneo della prima metà del XIII secolo.

MORS TUA VITA MEA

Questo sembrerebbe essere l'assioma che ha fatto, nel Medioevo, la fortuna di Barberino Val d'Elsa. All'origine vi è infatti la distruzione della potente città di Semifonte, perpetrata dai fiorentini nel 1202. Gli abitanti sopravvissuti alla disfatta furono infatti mandati a Barberino a rinforzare le difese, con le pietre provenienti dalla demolita città.
È saggio entrare nel borgo dalla porta sud, ovverosia la Porta Senese, perché così facendo ci si trova
immediatamente davanti una dimora nobiliare chiamata Palazzo del Cardinale, sulla cui porta compare lo stemma della famiglia Barberini, quella del Papa Urbano VIII. Proseguendo sulla strada principale s'incontra il Palazzo Pretorio, con la sua bella facciata rinascimentale, mentre sul lato opposto vi è quella che in passato era una loggia pubblica. La chiesa di Barberino fu radicalmente rinnovata nel 1910, per cui poco significativa dal punto di vista storico. Tuttavia, al suo interno contiene alcuni frammenti di affreschi risalenti ai secoli XIV e XV, un busto in bronzo del Beato Davanzato e una teca con i suoi resti mortali. Dal belvedere posto a fianco della chiesa, il visitatore potrà ammirare uno splendido panorama sulle colline del Chianti che stimolerà senz'altro il desiderio di assaggiare il vino che da quelle dolci alture ha preso un nome famoso nel mondo. Proseguendo ulteriormente verso la porta nord, quella Fiorentina per intenderci, s'incontra l'Ospedale dei Pellegrini del 1365, sorto in questa posizione per la sua vicinanza alla Via Francigena.

BARBERINO E TAVERNELLE VAL DI PESA

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La distanza tra questi due borghi è talmente irrisoria che non vale la pena di spostare il mezzo. 
Una salutare passeggiata in bicicletta, o a piedi, non solo permetterà di immergersi anima e corpo nello splendido paesaggio che circonda questi due borghi, ma anche di dedicarsi alla degustazione del Chianti, qui prodotto, e a qualche specialità gastronomica del luogo, senza avere l'assillo dell'alcol test...
Il momento migliore per intraprendere questa scampagnata, come del resto tutto l'itinerario, è a cavallo tra la primavera e l'estate, ma in tutte le stagioni il Chianti merita una visita, per i panorami assolutamente magnifici che regala ad ogni svolta della strada.
Seppur non troppo ricco, il patrimonio artistico di Tavernelle, presenta comunque alcuni pezzi interessanti, come la Badia a Passignano, monastero dell’anno Mille e numerose chiese, tra cui San Biagio, Santa Lucia al Borghetto e quella della Madonna della Neve in puro stile gotico. Molto suggestivo è anche il Castello del Nero, oggi trasformato in hotel di lusso.

PROSEGUENDO SULLA STRADA DEL CHIANTI

Si arriva a Montespertoli, lungo la Via Volterrana che si collega alla Francigena nei pressi di Certaldo. Il suo sviluppo nei secoli è perlopiù dovuto a Firenze e molte famiglie nobili della città del giglio scelsero l'area per costruire le loro ville e castelli.
Tra queste figurano i Guicciardini, i Frescobaldi, gli Acciaioli, i Ruccelai, gli Strozzi, i Barbadori. Infatti, lungo la Via Volterrana si può ammirare il castello di Montefugoni, appartenuto agli Acciaioli, mentre all'inizio del paese si trova quello di Sonnino i cui proprietari furono per secoli i Macchiavelli.
Molti sono gli edifici religiosi che costellano il  territorio di Montespertoli, se ne contano ben tredici. Il più ricco dal punto di vista del patrimonio artistico è comunque rappresentato dalla chiesa di Sant'Andrea, centro religioso del borgo. Originalmente era la cappella del castello di Sonnino, ma nel XVI Secolo fu ampliata e spostata nella posizione in cui si trova oggi. La chiesa, come la vediamo adesso, è stata ricostruita dopo i gravi danni provocati dalla Seconda Guerra Mondiale. Al suo interno si possono ammirare alcune opere d'arte, come “la Madonna con i Santi” del 1380, attribuita al Maestro della Misericordia e a Niccolò Gerini.
Oltre ai due castelli già citati, la nobiltà fiorentina ve ne costruì un terzo, quello di Poppiano di
proprietà dei Guicciardini, e costruì anche un paio di residenze, tra cui Villa Baldasseroni, chiamata
Villa L'Alzato, e Villa di Castiglioni, situate reciprocamente in via del Romito e in via di Castiglioni.

SAN CASCIANO VAL DI PESA

Anticamente chiamata San Casciano a Decimo perché posta alla decima pietra miliare della strada romana, la città si sviluppò sotto l'ala protettiva di Firenze e fu proprio dai Vescovi fiorentini che ricevette il primo statuto nel 1241. Avendo subìto varie scorrerie da parte di Castruccio Castracani, che addirittura la incendiò, Gualtieri di Brienne, Duca di Atene e Signore di Firenze decise di fortificarlo dando il via ai lavori nel 1343.
Tuttavia, già nel 1355 i fiorentini, considerando San Casciano punto strategico per la difesa della loro città, vi costruirono un cassero e la munirono di grosse mura e torri.
Oggi il borgo si presenta con un patrimonio architetturale piuttosto imponente, specialmente quello di carattere religioso. Solamente nel capoluogo si contano quattro chiese e, nel circondario, tra chiese e pievi, ci sono altri dodici edifici sacri.
Pure ben nutrito è il catalogo delle opere rilevanti a carattere civile che mette in mostra una serie di ville e palazzi la cui visita, anche solo esterna impegnerà il visitatore per parecchie ore Essendo un borgo di origine medievale e, come abbiamo detto, cardine della difesa di Firenze, la sua cinta muraria è impressionante e costituisce uno dei must di San Casciano. La cinta è pressoché intatta, salvo la parte corrispondente a viale Corsini, mentre delle quattro porte rimane solamente Porta del Prato, che però venne ricostruita a causa dei danni della Seconda Guerra Mondiale.
Sul territorio comunale sono presenti anche alcuni castelli: quello di Bibbione, in località Montefiridolfi, oltre ai manieri di Gabbiano, di Pergolato, di Montefiridolfi e il Palagio, in località Mercatale. E non può neanche mancare una tomba etrusca: qui si trova quella dell'Arciere, scoperta nel 1978.

LASTRA A SIGNA

Veniva originariamente chiamato “Lastra a Gualandi” dalla pietra che veniva estratta in una cava vicino alla città e dal nome della nobile famiglia dei Gualandi. Il borgo è di origini medievali e fu sempre considerato un avamposto strategico per la difesa della vicina Firenze e, proprio in seguito a questa sua posizione fu costruita la cerchia di mura, iniziate nel 1400 e terminate nel 1426. Oggi questa è ancora intatta e mantiene la forma originale, incluse le sette delle dieci torri che vi erano ai tempi della sua costruzione. All'interno della cerchia sono da visitare il Palazzo Pretorio, lo Spedale di Sant'Antonio, la loggia che gli appartiene e la chiesa di Santa Maria alla Lastra. I dintorni sono punteggiati di splendide ville, come quella di Bellosguardo, che fu proprietà di Enrico Caruso. Molto interessanti sono anche la chiesa di San Martino a Gangalandi e il borgo fortificato di Malmantile.

DA FIRENZE A FIESOLE

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Fra le due non c'è praticamente soluzione di continuità, ma pensare a quest'ultima (Fiesole) come un sobborgo del capoluogo sarebbe un errore. Fiesole è un'anima distinta che però fornisce un grande apporto alla città più grande, e lo fornisce con la sua storia che affonda le radici nel passato etrusco e poi romano, con i suoi monumenti e con il panorama strepitoso sul capoluogo. Gli abitanti, consci del significato di Fiesole per la città e per sé stessi, l'hanno scelta, sin da sempre, come luogo dove costruire le loro ville di piacere.
Datasi la sua storia è inevitabile che i monumenti siano molti e spaziano dall'epoca etrusca, con le tombe di via del Bargellino, alle vestigia romane, come il teatro, le terme e il tempio, fino all'epoca medievale e rinascimentale, con il Palazzo pretorio, Castel di Poggio, il castello di Vincigliata, le mura e le numerose architetture religiose, con il Duomo in testa.
Discorso a parte meritano le ville, tante, tutte belle e tutte circondate da splendidi giardini. A visitarle in modo completo c'è da perdersi e forse non basterebbero parecchi giorni di permanenza. 

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PELAGO HA SEMPRE AVUTO UN BUON RAPPORTO CON FIRENZE

In quanto, grazie al suo clima fresco, molte ricche famiglie nobili fiorentine vi costruirono delle residenze per la villeggiatura. Fu popolato sin dalla Preistoria e nelle epoche successive vi si stabilirono sia gli etruschi che i romani. Data la particolare morfologia del terreno, fu un luogo naturale per lo sviluppo
di fortificazioni atte a controllare il territorio nei pressi della confluenza dell'Arno con la Sieve. E infatti, il centro storico è cresciuto attorno al castello dei conti Guidi.
Il Medioevo ha lasciato diverse altre tracce, come il castello di Nipozzano, palazzo Stupan, il Municipio, in quello che fu l'edificio appartenuto a Cattani da Diacceto e di cui, anche se sottoposto a consistente restauro, ha conservato il disegno originale della fortificazione e tutta una serie di edifici religiosi che sicuramente meritano una visita. Oltre ai monumenti elencati, è la natura che fa di Pelago un luogo da visitare. La campagna, di caratteristiche montane e collinari, è coltivata sia a ulivi che a viti ed è intervallata da foreste, dove si possono trovare, nel periodo giusto, funghi e tartufi.

REGGELLO

È quella cittadina che anticamente veniva chiamata Castelnuovo della pieve di Cascia, come risulta da due bolle papali del 1103 e del 1134. Benché il territorio comunale sia stato abitato sin dall'antichità, le prime testimonianze scritte risalgono solamente al X e XI Secolo. Tra i monumenti di Reggello, il più significativo è senza dubbio l'Abbazia di Vallombrosa le cui prime origini risalgono agli anni a cavallo tra il 1224 ed il 1230.
La creazione dell'Abbazia si deve a San Giovanni Gualberto, un nobile fiorentino che nel 1036 si ritirò con alcuni seguaci in un luogo chiamato Acquacella. Dalle origini l’edificio abbaziale ha fatto molta strada ed è passato attraverso diversi rimaneggiamenti sino all'ultimo, effettuato nel primo Settecento, che gli donò il sontuoso aspetto ammirato oggi.

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L'abbazia però, non è l'unico edificio religioso che costella il territorio di Reggello; vi sono anche alcune pievi e chiese antiche che custodiscono delle opere d'arte di pregio o che sono state luogo di culti di diversi popoli transitati in Italia, come quella di Sant'Agata in Narfoli, fatta risalire ai Goti o quella di San Michele a Caselli, di origini longobarde. Anche l'architettura militare ha lasciato la sua impronta con il castello di Sammezzano e con la torre del Castellano, anche chiamata castello di Viesca.
Anche le aree naturali hanno il loro bel da dire nel comune: l'Alboreto di Valleombrosa, per esempio, è un territorio boscoso al cui interno vi è una collezione di circa cinquemila piante, nata per scopi scientifici e sperimentali. Altri bellissimi esempi sono la foresta di Sant'Antonio, ricca di boschi e di praterie e ancora il sito delle Balze, costituite da sabbie, argille e ghiaie stratificate. 

INCISA E FIGLINE VALDARNO

Queste località costituiscono un comune unico, anche se, fino al 2014 erano due entità separate.
Oggi, oltre il cambio amministrativo, tutto il resto non è cambiato rispetto a prima dell'accorpamento: ognuna delle località continua a mantenere il proprio centro storico e il suo stile di vita. Tra le due è Figline a essere più ricca in monumenti, ma questo non significa che la si debba visitare a scapito dell'altra. Essendo poste a una decina di chilometri l'una dall'altra, non esiste ragione perché non possano essere viste entrambe. Il patrimonio monumentale di Incisa si esaurisce in fretta perché è costituito solamente da cinque chiese, oratorio ed una villa, chiamata di Pratelli.
Figline invece richiede più tempo per una visita perché, oltre al cospicuo patrimonio religioso di cui fanno parte cinque chiese, una pieve, un santuario, un convento, un monastero ed un'abbazia, quella di San Cassiano a Montescalari, costruita nei primi decenni del secolo XI, ospita anche un nutrito patrimonio civile che si racconta con sei ville e un palazzo pretorio.
Tuttavia, quando si visitano questi borghi, non si deve pensare esclusivamente ai monumenti, alle opere d'arte e all'aspetto del centro storico, ma anche al contesto naturale in cui sono situati.
Infatti, in un'indagine svolta dal Centro Studi Sintesi di Venezia, Figline è stata classificata al ventiduesimo posto per la qualità della vita e questo ha anche contribuito a rendere la cittadina il più grande e il più attrattivo polo turistico della provincia, secondo soltanto a Firenze. Questo significa che il sangue non è acqua.